COMMENTO:
Gates of Zendocon è stato probabilmente uno dei titoli più altisonanti per Atari Lynx. In fase di preview, quando ancora tutto ciò che si conosceva di lui era quanto si poteva apprendere dalle riviste del settore, dava idea di essere un gioco davvero molto promettente. Salvo poi tradursi in un tonfo abbastanza doloroso, una volta atterrato su console.
Voi che ne dite ? Fu forse la trama avvincente a rendere Gates of Zendocon più interessante di quanto non fosse ? Oppure la varietà delle immagini ricche di colori, condite di mostri dalle forme più disparate, generò più aspettative del dovuto ? Difficile avere una risposta certa. Quello che però sappiamo con sicurezza è che a quel tempo gli sparatutto vivevano il loro periodo di maggiore splendore, quali che fossero orientamenti e ambientazioni scelte; in qualsiasi sala giochi era praticamente impossibile non imbattersi in titoli dal calibro di R-Type o Carrier Airwing, giusto per fare qualche esempio. Non è quindi inverosimile supporre che, di fronte alla possibilità di giocare ad uno sparatutto su console portatile a colori, una buona fetta di giocatori si sia abbandonata alla produzione di fiumi di bava, purtroppo, tanto ingiustificata quanto sgradevole. Vediamo di capire perchè.
La grafica, definita e ricca di colori era certamente un punto forte di Gates of Zendocon, indipendentemente dall'idea finale che si poteva avere del prodotto , non vi era di meglio su console portatile a colori in quel momento. Titoli dello spessore di "Parodius DA!" o "R-Type" per PC Engine GT avrebbero fatto la loro comparsa non prima del Dicembre 1990, quando la console prodotta da NEC, nel suo formato portatile, avrebbe fatto la propria apparizione sul mercato, manifestando una netta superiorità nei confronti delle console concorrenti del tempo quali Game Boy, Game Gear e Lynx appunto (per altro, se proprio vi era un campo in cui il PC Engine GT eccelleva era proprio quello degli sparatutto). Ma Gates of Zendcon non seppe trarre vantaggio dal tempo a propria disposizione, presentandosi al pubblico con alcuni spunti originali, ma anche con le tante lacune che finirono per deludere molti di coloro che ne attendevano l'uscita.
Molte di queste lacune sono imputabili al gameplay, in certi frangenti lento e ripetitivo, mentre altre si riferiscono alla struttura di gioco e alle possibilità che lo stesso propone. Cause comuni di un fallimento che purtroppo traggono forza l'una dalle altre, innescando un circolo vizioso capace di trasformare quello che poteva essere un buon titolo, in una roboante e disarticolata sequenza di belle immagini, prive della necessaria sostanza.
Partiamo dall'intreccio dei livelli. Gates of Zendocon ci pone di fronte alla possibilità di scegliere il nostro percorso, pur sapendo che la meta è unica, esistono più strade per raggiungerla ed è quanto di fatto avviene ogni volta che la nostra navicella imbocca un portale. La possibilità di vedere nuovi universi, e quindi scenari diversi, è piuttosto concreta. Certo, vi è anche la possibilità di doverne affrontare alcuni già visti, magari anche nella stessa partita, ma si tratta di eventualità che ritengo si possano superare senza troppi grattacapi, una volta compreso quali portali utilizzare.
Le noie cominciano quando si parla di potenziamenti. Se consideriamo un panorama dove gli sparatutto basano sulle opzioni di potenziamento molta della propria varietà e frenesia, i cosiddetti aiuti "amici" presenti in Gates of Zendocon appaiono rari e contribuiscono ad amplificare ulteriormente la sensazione di lentezza, fallendo il compito di supplire la mancanza dei vecchi, cari power-up.
E infine l'azione di gioco, così difforme da risultare caotica e confusionaria in alcune circostanze, e dannatamente assente in altre. Ci sono scenari che scorrono per interi minuti senza che si debba temere la più vaga minaccia, dove i mostri procedono in linea retta, come tanti piccoli indiani, pronti a farsi massacrare da un colpo di laser, mentre intorno vi è il nulla più assoluto. Dove non vi è un singolo proiettile da evitare e i nemici, enormi, più che combatterci sembrano chiederci lo spazio per proseguire lungo traiettorie prefissate, incuranti della nostra presenza. Davvero è questa la ricetta di uno sparatutto rivoluzionario ? Ritengo di no.
In conclusione, in totale contrasto rispetto a quanto la preview aveva fatto sperare, Gates of Zendocon da spesso l'impressione di essere un titolo al quale manca il giusto ritmo, quello che avevano persino titoli vecchi come "1942" di Capcom, e che negli sparatutto ha la stessa funzione che può avere la malta nel tenere su un muro di pietre. Tale mancanza è incisiva al punto da oscurare i tentativi di Epyx di risultare originale rispetto ai classici sparatutto, un'occasione mancata, rimasta purtroppo anche l'unica nel suo genere.